Una greve risonanza

Alle volte capita di ascoltare una canzone che ti entra in testa, nelle orecchie, nel cuore.
Ti entra dentro. Ti entra dentro perché ti risuona dentro. Ti fa sentire come una corda che vibra senza che nessuno l’abbia toccata.

E’ un suono a farla vibrare, il suono di un’altra corda sulla stessa lunghezza d’onda. Una somiglianza che unisce nelle caratteristiche e nel comportamento. Se suona una, allora si muove anche l’altra.

Ecco, ho sentito una canzone così. Una canzone che mi ha turbato e di cui devo parlare per tirarmela fuori. Quindi se non volete correre rischi smettete di leggere.

La cosa strana è che dentro di me non risuona una corda allegra ma una corda seria, preoccupata del destino delle mie bimbe che non è assolutamente in mano mia. Che non controllo in alcun modo.

La canzone è Quando mi vieni a prendere di Ligabue. E’ ispirata alla tragedia di Dendermonde, un paesino vicino a Bruxelles, quando un ragazzo è entrato in un asilo con un coltello ed ha iniziato ad accanirsi su maestra e bambini, uccidendo l’educatrice e due piccoli.

Il testo dà la voce a un bimbo che inizia la sua giornata con la colazione con la mamma e che vorrebbe schivare l’asilo. “Se non fai il bravo viene l’uomo nero a mangiarti” è quello che anche la maestra risponde ai suoi capricci.

E allora quando il pazzo entra nell’asilo armato di coltello il bimbo non capisce, forte di quell’ignorante innocenza che rende i bambini meravigliosi, e lo scambia per l’uomo nero. La tragedia si consuma mentre il povero bimbo continua a non capire, chiedendo alla madre di far andar via l’uomo nero perché ha “capito la lezione”. E purtroppo non tornerà mai dalla mamma per chiederle scusa, perché quella sera l’uomo nero se lo portò via davvero. Per sempre.

Ma le informazioni sulla canzone non le ho cercate subito. Vi spiego.

Ogni volta che ascolto una canzone il mio cervello produce un videoclip, è più forte di me e non posso farci niente. Da alcuni giorni ascoltavo l’album senza ascoltare bene il testo, il video era piuttosto confuso e non c’entrava assolutamente niente con la storia.

Quando per l’ennesima volta è iniziata la canzone ho deciso di cercare delle informazioni, e mentre la canzone andava avanti ho letto tutte le informazioni della triste storia che ha ispirato Ligabue.

Di colpo, di schianto, di prepotenza si è fatta avanti nella mia testa l’idea chiara e netta che non ho alcun controllo sulla vita delle mie figlie, nè tantomeno sulla mia. Potrei portarle all’asilo e non rivederle mai più. Potrei andare al lavoro e non tornare.

Lo so che è un post strano, ma dovevo scriverlo per poter vivere meglio questa sensazione. Perché vivendola meglio vivo meglio la mia famiglia, la mia vita e i miei gesti.

Non sono padrone di niente, più lo tengo presente e più divento ricco delle cose che mi circondano.

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2 Responses

  1. Nakazato ha detto:

    Con questi pensieri, ci ho fatto e ci faccio il conto spesso.. ok, non ho famiglia mia, ma ho moltissime persone a cui tengo e una famiglia di origine che adoro.. e tante volte penso a quanto sia passeggero e temporaneo tutto il mio mondo, e di come tutto potrebbe cambiare in un attimo a causa di qualcosa su cui non ho il controllo.. e allora, mi spavento, mi innervosisco, comincio a torturarmi con i se e i ma..
    .. da qualche anno, ho trovato una ricetta: prendo tutti questi pensieri e li metto in un cassetto e cerco di seppellirli in fondo al mio cervello.. penso che se mi soffermo su ciò che potrei perdere rischio di viver male ciò che ho, penso che preferisco gioire di ogni istante con chi amo piuttosto che torturarmi con il pensiero di quanto starei male a perderlo..
    ..è difficile, non sempre mi riesce, questo esercizio, ma ti giuro che, per quanto mi riguarda, cercare di soffermarmi sul sole, piuttosto che sul buio, mi aiuta..
    Un abbraccio!

  2. Giuseppe Lanzi ha detto:

    Se dovessi semplicemente pensare di mettere da parte le preoccupazioni queste tornerebbero sempre. Ho bisogno di un rimedio definitivo, e l’unico che ho trovato è la fede.
    Non mi faccio da solo, e Colui che mi ha fatto vuole il mio bene. Alla base della fede cristiana c’è la speranza della vita eterna e la certezza dell’amore di Dio.

    Solo con questa certezza posso affrontare il mondo.

    Almeno per me è così.

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