Terapia e pupattole

Immaginatevi la stazione dei treni di Milano, di notte, con un paio di frecciarossa parcheggiati uno vicino all’altro. Hanno la faccia sbattuta, le occhiaie sotto i fanali e le ruote deformate dal peso delle cabine.

Insomma sono a pezzi.

Treno1: Come mai quella faccia?
Treno2: Oggi ho rivisto quella bambina terribile, ormai non riesco più a dormire!
Treno1: Non me ne parlare, l’altro giorno a Monterosso per poco non deraglio. Tutte le volte penso di farcela… e invece mi terroriza letteralmente!
Treno2: E’ perché è piccola piccola, tu non la vedi e sei lì che stai per suonare quando… zac! La peste ti urla nelle orecchie così forte da farti saltare i comandi. Oggi s’è preso paura anche l’autista!
Treno1: Sto pensando di andare in analisi…

Da dove viene la storiella, dite?
Dalle 5 terre, dove abbiamo passato 10 giorni di ferie con le bambine.

Dovete sapere che Chiara il primo giorno di treno si è presa paura a causa del fischio che avvisa dei treni in transito, e che il Fancazzista Mascherato ha provveduto a darle una rapida panacea per il suo problema: “Chiara, se ti fa paura il grido del treno, quando arriva tu grida più forte di lui! Così quando entra in stazione si spaventa lui e non tu!”.

Detto fatto, ad ogni treno di passaggio la pupattola si metteva urlare a squarcia gola. Gridando anche il motivo dell’urlo atavico “babbo, urlo più forte io così si spaventa il treno e io no, ecco!”.

Momenti di vero, divertente e comunitario imbarazzo.

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