Su cosa appoggia la tua vita?

Sapete? Il terremoto è davvero qualcosa di atavico. Qui a Bologna i danni non sono certo gravi, qualche cornicione caduto qua e là e poco più. Ma siamo tutti molto colpiti. Dentro.
Per tutta la vita hai la terra sotto i piedi. Ferma. A pensarci bene è uno dei concetti più radicati nel nostro essere. Addirittura “stare con i piedi per terra” significa essere realisti, fedeli alla realtà. E’ la cosa più naturale del mondo.
E se la terra trema cosa succede? Succede che fuori da noi è la terra a tremare, mentre dentro di noi a tremare è la realtà. Tutto ribaltato, da riordinare, da riorganizzare. La nostra realtà non è più certa. E non appena ce ne accorgiamo cadiamo vittima di una profonda angoscia, una preoccupazione sull’incertezza del futuro. Una preoccupazione per le persone care, per le case, le abitudini, la vita di tutti i giorni. Una preoccupazione più che ragionevole. Saremmo matti, se non l’avessimo.
C’è un’unica soluzione: trovare Qualcosa su cui la vita possa appoggiarsi sempre. Anche quando c’è il terremoto. Anche quando a sconquassarci la vita ci pensano i problemi di lavoro, di salute, di soldi. Ci serve Qualcosa che rimanga saldo quando tutto trema, quando tutto il mondo trema.
Qualcosa che, quindi, non è di questo mondo.
“Sentire, senza quello il respiro è come un orologio”
“Sentire, senza quello il respiro è come un orologio, che fa tic tac”.
E’ una frase tratta dal film Equilibrium di Kurt Wimmer. Non è un film allegro e per il mio gusto personale le scene d’azione alla John Woo con le pistole sono un po’… diciamo estreme.
L’ambientazione è interessante e ricorda libri come Fahrenheit 451 e 1984: per difendersi da un mondo devastato da un’altra guerra mondiale il genere umano ha deciso di rinunciare ai propri sentimenti, e per non cadere nuovamente nell’errore e mantenere una società perfetta, spietata e fredda, ha istituito il reato d’emozione.
Senza raccontarvi la trama del film voglio dirvi cosa mi ha colpito nella frase che ho citato: l’oggetto non è espresso con la parola sentimento, ma con il verbo sentire.
Se leggessi sentimento mi verrebbero in mente parole come: felicità, gioia, tristezza, solitudine, ecc.
Invece leggere quel sentire mi fa porre subito la domanda sentire cosa?.
E’ la realtà che bisogna sentire, accettando di pagare il prezzo del possibile dispiacere per ottenere la gioia di fronte al bello della vita. Se non facciamo pratica quotidiana di questo sentire e ci facciamo scivolare addosso tutto quanto, allora siamo come macchine che elaborano dati. Siamo come intelligenze capaci delle creazioni più meravigliose ma incapaci di goderne.
Un concetto apparentemente ovvio, ma se penso a come vivo la mia vita mi rendo conto che la pratica è di certo non banale. Quante volte mi trasformo in un orologio per parte della mia giornata?
Emergenza Haiti
Seguendo l’iniziativa di nomade e di molti altri, voglio usare questo canale per rilanciare l’appello di avsi per aiutare le persone di Haiti, che devono affrontare le conseguenze disastrose di una serie sempre più disastrosa di terremoti.
Se vi interessa fate un giro sui giornali e potrete trovare decine di articoli, leggere testimonianze, richieste di aiuto e orribili dati su morti e dispersi.
Se vi interessa non potete restare impassibili. Anche se non si fa niente bisogna essere informati e cercare di avvicinarsi agli avvenimenti del mondo. Per sentirli e capirli, per capire meglio il mondo, per capire meglio la realtà, per capire meglio noi.
Il social mondo parla del terremoto di Haiti: su twitter la ricerca #haiti genera 50 messaggi a refresh, su facebook sono già presenti i gruppi solidali, ecc. Un sacco di gente ne parla esprimendo il proprio dispiacere, cordoglio e vicinanza con i terremotati. E fortunatamente c’è un sacco di gente che ha deciso di fare qualcosa, e senza dover prendere e andare là si può fare qualcosa anche da qui.
Se vi interessa qui c’è l’appello di avsi oppure cercate “donazioni emergenza haiti” su google.
A me interessa. Se non vi interessa vi chiedo il favore personale di pensarci almeno altri 2 minuti.
Ai fan della Ru486
C’è la pagina su facebook con più di 1000 fan, non è certo la pagina più cliccata della rete ma 1000 fan non sono certo pochi.
Mi sono letto un po’ di commenti nella pagina ed ho trovato molte lamentele su Chiesa, politici e altro. In generale lamentele su chi non vuole liberare la pillola che invece voi volete essere il più libera possibile. Giustamente tra voi si parla di persone in difficoltà che non sanno come mantenere un figlio, di chi non può per motivi di carriera, o di chi semplicemente non vuole essere limitato da un figlio.
In tutti i vostri commenti e post però manca uno dei soggetti fondamentali coinvolti: il bimbo.
Non serve neanche entrare in un dibattito su “da quando il feto è vita e fino a quando è solo una cosa inanimata”, devo dire che personalmente mi basta prendere la definizione di wikipedia
“Il mifepristone blocca l’azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni”
ed aggiungere un piccolo pezzo sott’inteso
“Il mifepristone blocca l’azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina (con attaccata una forma di vita che non è ancora chiaro se è un bambino oppure no), con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni”
Perché non è chiaro se è un bambino oppure no, e se state pensando “ma certo che no!”, allora ripensate anche a tutte le volte che avete detto a qualcuno come me “come fai a dire che è vita?”. Come fate voi a dire che non è vita? Che prove avete? Nessuna, esattamente come me e come chi pensa che sia effettivamente un bambino.
Ma voi aprireste la finestra per buttare al piano di sotto un sasso? Assolutamente no perché c’è il rischio che sotto ci sia una persona che passa, e se c’è l’ammazzi. Eppure il rischio di ammazzare un bambino lo correte lo stesso, perché?
Perché è dentro di voi e quindi avete il diritto di farlo? Perché c’è chi ha bisogno o non vuole una gravidanza? Allora se per autorizzare una soppressione basta che il bisogno della persona A sia più grande di quello della persona B o che la persona B non possa difendersi, è la legge del più forte.
E la legge del più forte è l’esatto opposto del progresso e della ragionevolezza che andate predicando.
Di solito un post così non ha commenti, ma se vi sentite offesi e mi state tirando dietro dei moccoli, invece di fare così commentate. Confrontatevi, cercate di farmi capire perché il vostro punto di vista sia giusto.
E non venitemi a citare l’unica situazione davvero imperscrutabile, quella per cui per salvare la madre occorre sacrificare il bambino altrimenti muoiono entrambi. E’ l’unica che non avete citato.
Se non volete confrontarvi ma solamente lamentarvi state zitti che ho altro da fare.

"Se sto fermo sto male. Devo avere sempre qualcosa da fare e le cose nuove mi entusiasmano sempre. Lotto contro me stesso per imparare a scegliere cosa vale la pena portare avanti nel cammino e cosa no."