La proposta che manca agli indignati

Eccovi un altro bel post controcorrente. Uno di quelli che mi piacciono tanto perché attirano il confronto diretto, anche se vi chiedo di non farlo sfociare in una discussione violenta e sterile.

Parlo del movimento degli indignados, della manifestazione e dei delinquenti che hanno distrutto le strade.

Faccio questa distinzione perché la maggior parte dei manifestanti che si sono riversati per le strade di Roma non hanno certo sfasciato macchine. A farmi vergognare di essere loro connazionale ci hanno pensato poche centinaia di delinquenti. Black bloc, attivisti, chiamateli come vi pare. Io li chiamo delinquenti.

Capisco e condivido in pieno le ragioni che hanno causano l’indignazione. Sono indignato anch’io, sapete?

Ho 31 anni, due figlie alla scuola materna e ancora 23 anni di mutuo con una rata non banale. Quasi di sicuro non avrò la pensione, sempre che riesca ad andarci e sempre che riesca a riscattare qualche anno di laurea, visto che per i quattro anni di mia moglie ci hanno chiesto 25.000 €. E infatti non l’abbiamo fatto.

Ma indignarsi a cosa serve?

Ho provato a cercare informazioni sul movimento, e tristemente ho trovato pochissimo. Si, certo, i motivi sono la mancanza di un futuro sicuro, la crisi che incombe, e i politici che ancora una volta non sanno trovare le risposte. Ma l’unica proposta che sono riuscito a trovare è “far pagare il debito a chi l’ha prodotto”. Che in sè non è affatto una proposta pratica.

Ma indignarsi cosa vuol dire?

“Provare indignazione, rabbia, sdegno”. E con questa rabbia cosa pensano di poter fare?
Non è che con l’indignazione rischiano di nascondersi dietro ad un dito, seppur in piazza, e di delegare il problema agli altri? Pensano che il problema sia dei politici e basta? Dei potenti? Del governo?
Beh, sbagliano. Se l’italia ha un problema allora ce l’abbiamo tutti.

Quando in casa mia c’è un problema e qualcuno si lamenta senza far niente se non urlare così forte da non essere ignorabile, quelle sono le mie figlie. Due bimbe. Gli adulti si rimboccano le maniche e cercano soluzioni. Se si urla per cambiare le cose almeno bisogna urlare con in mano una valida alternativa. Una proposta. Altrimenti è tutta fatica sprecata perché non si costruisce niente. Come dice Marina Petrillo in questo post da leggere assolutamente (un grazie a Cate per la segnalazione).

Il problema nel movimento non è il punto di arrivo, chi non sarebbe d’accordo con la giustizia sociale?
Il problema è il punto di partenza. Fermandosi alla rabbia dell’indignazione ci sono solo due strade: che il fuoco della protesta si affievolisca e sparisca o che la rabbia cresca a tal punto da sfociare in violenza e creare un black bloc. Come questo.

L’indignazione deve essere solo una scintilla che ci faccia cercare una soluzione ai problemi che abbiamo.
Allora, forse, c’è anche il caso di riuscire a risolverli. No?

Siamo sempre più precari? Non ci sono più soldi e siamo tutti alla canna del gas? Vero!
Allora, di tutti quelli che sono scesi in piazza sabato scorso, quanti andranno a dare una mano a chi ha bisogno alla giornata nazionale della colletta alimentare? Questo è un gesto adulto. Questo risponde a un problema, aiuta qualcuno nella difficoltà.

Di gesti del genere c’è solo l’imbarazzo della scelta. Un indignato che non partecipa a un gesto simile non ha neanche le ragioni giuste per scendere in piazza.

Io sono indignato e il 26 novembre sapete dove trovarmi.
Vi faccio una proposta: chi viene?

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5 Responses

  1. Cardi ha detto:

    Allora Beppe analiziamo la cosa. Le manifestazioni degli indignati sono avvenute tutti in paesi con democrazie di rappresentanza, quindi il gesto di scendere in piazza e dire “siamo indignati di come state gestendo la cosa” è un modo semplice e chiaro per far capire ai rappresentanti che l’attuale soluzione è di scarso valore risolutivo. Sta a loro, in quanto rappresentanti in possesso di mezzi conoscitivi, di trovare la soluzione al disagio popolare. Partiamo anche dal fatto che quando è partita la crisi tutti gli stati hanno promesso riforme che avrebbero cambiato il sistema finanziario rendendolo più stabile e trasparente, ma fino a oggi l’unica cosa è stata quella di salvare le banche. ( Piccola parentesi, sapevate che per ogni euro che uno deposita la banca ne può prestare 10? Solo questo vi dovrebbe far capire quando quello finanziario sia un mondo di falsi soldi facile da far cadere). Altro problema che io trovo di facile soluzione, ma di grandi sacrifici, non è quello dei soli tagli lineari, ma della fine di emissione di titoli di stato perchè sono loro che in tutti questi anni ci hanno regalato il debito. se non avessimo mai emesso tali titoli le banche non avrebbero tutto questo potere politico, non avremmo il debito, o lo avremmo solo in piccola parte, e la politica avrebbe avuto maggiori difficoltà e populismi.
    Altro capitolo sono le TdC che si trovavano all’interno dei cortei, rimasugli di modi di far politica del secolo scorso, con miti romantici (come quello della rivoluzione), ma in verità cercano solo un modo per sfogare la propia frustrazione di esistere, sono loro prima di tutto che non hanno progetti in positivo per migliorare o stimolare al miglioramento, e questo veler cambiare senza sapere bene come porta solo alla violenza. Io sarei per la soluzione che hanno adottato a firenze con i centri sociali, ovvero ci hanno fatto una coop al posto, almeno si creamo posti di lavoro ^^.
    Ti critico l’ultima parte: uno perchè i toni sono offensivi e non ottengono uno stimolo in positivo. Due, perchè non si può giudicare la vita di chi è sceso in piazza, non sai quanti di questi poi devranno beneficiare della colletta per poter tirare avanti, chi altro invece compie altre opere di carità. quindi si può criticare l’organizazione, le motivazione o forme della protesta, ma non i manifestanti perchè ognuno porta una propia umanità e storia di vita.

    ps come mio solito mi fa fatica rileggere, quindi errori e sgrammaticature sono tutte per voi ^^

  2. Giuseppe Lanzi ha detto:

    Beh, prima di tutto mi dispiace se ti ho offeso. Era ben lontana da me l’idea di offendere qualcuno. Volevo provocare, certo, ma non offendere.

    Per quanto riguarda il giudizio condivido pienamente il tuo parere quando dici “si può criticare l’organizazione, la motivazione o le forme della protesta, ma non in manifestanti”. Quello che volevo dire è che un gesto come il corteo degli indignati, se non è seguito da un’opera pratica (la colletta, un’altra opera di carità, cercare di capire come sbarcare il lunario con i conti familiari, ecc…) non serve a niente. Lo stimolo positivo che ho cercato di dare con la proposta della colletta è “non fermatevi lì, cercate di seguire una proposta concreta per risolvere un problema”. La colletta è solo uno degli esempi.

    Tu dici “sta a loro”, parlando dei politici, io dico sta a tutti. Perché loro devono capire cosa cambiare, e noi dobbiamo rimboccarci nel maniche in tutti i modi che riusciamo a trovare. Perché il problema è di tutti.

  3. Rebecca Mattioli ha detto:

    E’ un bel po’ che ci penso e questo post ha definitivamente messo in chiaro che l’idea non è cretina. Sono infatti d’accordissimo sull’impegnarsi in prima persona. Voglio dire, per fare un esempio alto ma non così assurdo: Ghandi era un tizio qualsiasi, uno che ha messo in pratica la DISOBBEDIENZA CIVILE e SENZA SPARARE UN COLPO e tanto gli è bastato per cacciare l’impero britannico dall’India. Vi pare poco? Il problema è: come si fa? Su questo concordo con Beppe, però. Non basta mandare a quel paese i politici con le parole, bisogna farlo a fatti, dimostrare che possiamo farne a meno e fare meglio e, soprattutto, che non siamo disposti a farci fregare la vita da un sistema economico che si è dimostrato fallimentare su tutta la linea a livello mondiale – fra dieci anni, o forse meno perché l’evoluzione della tecnologia brucia i tempi evolutivi dell’economia, sia reale che finanziaria, ci sarà anche la Cina nel guano, state pur tranquilli! – . Come mi piace ripetere spesso, a me stessa soprattutto, la vita È UNA e bisognerebbe cercare di viverla bene. Se è vero che i politici hanno gli strumenti (ma siamo poi sicuri di questo? Io ne dubito e non poco, visto che hanno più interesse a tenersi la poltrona che altro, ergo gli strumenti che hanno sono più volti a questo scopo che a qualsiasi altra cosa)è infatti altrettanto vero che sono INCAPACI di usarli. Quindi che facciamo? Aspettiamo un altro Gandhi che ci salvi dalla crisi? E se ci salvassimo noi? In fondo quel che ci serve è comunicare costantemente e organizzarci no? La tecnologia in questo ci può assistere benissimo. La mia idea, che all’inizio era partita dall’organizzare un network informativo e di supporto per genitori di tutte le estrazioni e credo possibili, potenzialmente può funzionare da welfare alternativo, sostituendo il mutuo soccorso, il baratto di beni e servizi, il riciclo e la ridistribuzione delle risorse disponibili al ciclo del denaro. Togli il potere al denaro e dallo alla persona e vedi come ti cambia la frittata. Ho sufficiente fiducia nel bisogno dell’essere umano di vivere bene per essere positiva riguardo a questa proposta. Che ne dite? Si potrebbe fare con un piccolo contributo da parte di ciascuno? Dieci minuti al giorno del proprio tempo per rispondere ad una domanda fatta da qualcuno o per fare una telefonata per chiedere informazioni per qualcun altro. Non è molto…
    E comunque la colletta alimentare è un’ottima cosa. Al solito se non posso partecipare con i banchetti farò la spesa 🙂

  4. Cardi ha detto:

    Beppe non mi sono offeso, ti facevo notare che il tono di quella frase era poco efficace e forse anche un po’ deleterio per lo scopo ^^.
    Per rebecca, se la classe politica che abbiamo è ritenuta incapace, basta non votarla. I per esempio penso che i 2 più grandi partiti attuali siano uno la corte di lecchini approfittatori leccaculo che vivono all’ombra di un vecchio che ha perso la misura del mondo. L’altro una melma senz’anima incapace di pensare a un futuro perchè uniti solo dal disperato bisogno di poltrona.
    Io trovo personalmente la repubblica italiana un ottima macchina politica, ha solo bisogno di alcuni aggiustamenti, come la trasformazione da multipartitica a polipartitica (così che a gestire ci siano solo partiti che rappresentino larghe fette di popolazione e non pulviscoli di partiti che tiranneggiano con la minaccia di far cadere governi) e per questo basta uno sbarramento applicato ai partiti e non alle coalizioni. Dare un limite di mandati parlamentari (tipo 2) in maniera da dare un ricambio generazionale al parlamento e impedire al politico di insediarsi a vita (l’insediarsi a vita la dentro fa si che non arrivino idee nuove e che il politico si senta impunibile).
    Mi sono chiesto come in Italia siamo arrivati a questo punto e sono arrivato a dire che il fascismo a svuotato e distrutto tutto il contributo morale della destra, la sinistra del dopo guerra stretta tra russia/america e terrorismo si è trasformata da intellettuale a intelletualoide cancellando o svilendo i principi che portava dietro. E poi il grande mostro del centro che usava lo scudo crociato più che per difendere valori che riteneva sacri, lo usava per coprire la corruzione dei propi uomini. Per cui morti i politici che avevano vissuto la guerra e che avevano ancora valori morali si è portato il clientelismo e tangentopoli a sistema.
    La seconda repubblica, poi, non esiste, è solo la versione brutta della prima, dove la corruzione non serve per finanziare il partito ma le tasche del politico e dove i partiti non dicono più queli valori hanno, ma accusano il vicino di non averne alcuno.
    Le tue proposte Rebecca possono funzionare a piccola scala, ma a grande scala non hanno possibilità. La tecnologia può portare a un dibattito diffuso, e infatti gli indignati sono una prima dimostrazione di potenzialità del del sistema su vasta scala, ma ancora manca il motore intelletuale del sistema, le persone come possono dire cose sull’economia, ma ho bisogno che uomini del settore mi rispondano dicendo dove ho ragione e dove no. Io per esempio sarei per l’abolizione dei titoli di stato e per la creazione seria di uno stato europeo federale di macroregioni e lo smembramento così di tutti i vecchi stati che oltre alla moneta unica non vogliono fare altro per non perdere potere.
    mi è passata la voglia di scrivere altro per ora
    ciao^^

  1. 19 ottobre 2011

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