Costruiamo qualcosa

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Le costruzioni sono un gioco bellissimo perché si mette in piedi qualcosa.
Per mia grande gioia Chiara ne va matta.

Si diverte un sacco a mettere insieme quei pochi pezzi di lego che riesce a incastrare l’uno con l’altro, ed ha una particolare predilezione per quelli stretti, colorati, e con un’immagine sopra.

Il gioco si divide essenzialmente in due grandi filoni: da una parte la costruzione di una colonna lunga e stretta composta da, e solo da, tutti i pezzi di quel tipo disponibili, dall’altra la distribuzione dei suddetti pezzettini a formare una sorta di muretto.

Che cosa sia scattato nella testolina della paperella mi è assolutamente ignoto. È stupefacente vedere che quando mette insieme i pezzi ha un piano tutto suo. Non incastra i primi due pezzi che le sono capitati per le mani, anzi li sceglie accuratamente per poi unirli in una creazione tutta personale.

Cresce. Nel parlare, nel giocare, nel dirci che ci vuole bene, nel fare i capricci e nel comprendere. Cresce in tutto quanto ad una velocità inaspettata, nel senso che non è mai quella che ci aspettiamo. Alle volte cresce piano e alle volte cresce in fretta, ma la cosa più sorprendente è che cresce indipendentemente da quello che facciamo noi.

Si capisce benissimo che il vero compito di un padre è di dare la direzione, come per chi dirige i lavori di costruzione. A venir su ci pensano i figli da soli, quello che noi babbi dobbiamo fare è farli venir su bene. Una sfida impegnativa.

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