La sveglia posseduta

È stato un bellissimo week end, pieno di amici, festeggiamenti e risate in compagnia. E come tutti i week end è finito, lasciando spazio al lunedì mattina.
Questa mattina al suono della sveglia alzarsi è stato difficilissimo, l’ho zittita ben tre volte prima di riuscire a mettermi in piedi. Poi sono strisciato in camera delle bimbe a raccattare quei due sacchi di patate che mi trovo nel letto tutte le mattine prima di fare colazione. Praticamente svenute.
“dài Chiara, svegliati”
“Lucia, la smetti di dormire come un ghiro?”
“dài moglie, alzati e dammi una mano, queste non ne hanno la minima idea di svegliarsi”
…
“però la domenica mattina alle 6.30 venite a svegliarci, eh, carognette?”
“dài, forza, su!”
E così, tra un incoraggiamento e l’altro, abbiamo messo il sederino sopra la tazza per fare la pipì, ci siamo strisciati la faccia contro lo spazzolino, ci siamo imbozzolati dentro i vestiti e siamo ruzzolati giù di sotto per fare colazione. Sempre con addosso la faccia di chi doveva dormire altre tre ore.
Beh… magari tre no, ma una sì!
Appena arrivato in sala guardo la pendola sopra il camino e mi accorgo che qualcosa non va, e mentre sto ancora cercando di capire che cos’è sento la moglie sbiascicare qualcosa dal primo piamo: “Beppe, ma il tuo telefono che ora fa?”. Ho potuto rispondere anche senza controllare “sicuramente quella sbagliata… anche la pendola fa le 6.30!”
Non so chi, cosa, come o quando è successo, ma la sveglia del comodino si è messa un’ora avanti da sola svegliandoci tutti alle 5.30.
Buon lunedì?
L’incredibile Svetlana

Una grande predominante delle vacanze di quest’anno è stato il mare.
Ore e ore passate sul bagnasciuga con le bimbe, svolgendo su loro richiesta attività di corto periodo come svuotare il mare, trovare tutte le conchiglie o dondolarsi con le onde finché non finiscono.
Ma soprattutto ore e ore passate al sole. Un sole forte e potente, degno dei raggi gamma che trasformarono Bruce Banner in Hulk. Tanto forte che i suoi raggi hanno trasformato le mie piccole.
Chiara ha i sintomi meno evidenti, avendo ereditato la carnagione da mozzarella del padre, che è in grado di perdere la tintarella nel tragitto tra Rimini e Bologna. E’ abbastanza abbronzata ma niente di più.
Per Lucia è diverso. E’ diventata così abbronzata e bionda da mettere in crisi chi non la vede da un mese: “Ma questa bambina chi è? Non può essere quella scura mozzarella di Lucia. L’avete scambiata con una russa, scommetto che risponde al nome di Irina o Svetlana!”.
Nella foto qui sopra la vedete prima e dopo la cura.
E’ lampante: il sole estivo ha trasformato Lucia nell’incredibile Svetlana!
Spero solo che non mi disfi il mobilio in uno scatto d’ira.
3 anni di follìa
Mia figlia Chiara è matta come un cavallo, fuori come un balcone e ferma come una girandola.
Mia figlia Chiara è un vulcano di idee e immaginazione. L’altro giorno, mentre le facevo la foto che vedete, ha iniziato a guardare dritto in camera e a chiedere “babbo? sei lì dentro? ti vedo!”.
Mia figlia Chiara obbedisce sempre. “Chiara, basta patatine” – “Va bene babbo, prendo solo l’ultima, e dopo l’ultimissima, e dopo l’ultimissima-poi-basta!”.
Mia figlia Chiara sa esattamente quello che vuole. “babbo, domani è la mia festa, e allora dovete festeggiarmi. Alla festa voglio le patatine, la torta, e tante coccole. E quei piccoli formaggini bianchi di ieri.” – “le scamorzine?” – “si babbo, proprio quelle, le scamorzine” – “Ah beh, se vuole le scamorzine”.
Mia figlia Chiara oggi compie tre anni.
E allora: auguri Chiara!
Nuovi è meglio
Mi immagino quando mi chiederanno di testimoniare a favore della sanità mentale di mia figlia, perché come al solito avrà detto qualcosa di terribile alla persona sbagliata. Quel giorno in aula dirò:
“Vostro onore, voglio raccontarle una storia che le chiarirà una volta per tutte di quale lampante e crudele sillogismo è dotata mia figlia, che non è matta bensì troppo intelligente per una discussione normale. Ricordo che quel giorno, dopo quasi 3 settimane di convivenza con i nostri amici del Camerun, Chiara ha fatto la domanda che mi aspettavo molto prima:
Chiara (parlando a nina): “ma perché tu sei nera?”
Nina: “Ma come perché? Beh, è normale, no? Io sono fatta così… babbo dille qualcosa tu!”
babbo: “Chiara, non siamo tutti uguali. Al mondo ci sono tanti modi di essere diversi, se tutte le persone del mondo fossero uguali non sarebe così bello. Dio è più contento se siamo tutti diversi, perché ognuno è speciale a modo suo.”
Chiara: “…”
babbo: “Facciamo un esempio: di che colore sono i miei capelli?”
Chiara: “Neri!”
babbo: brava Chiara, e i tuoi capelli di che colore sono?”
Chiara: “non lo so…”
babbo: “Ma come non lo sai? Sono marrone chiaro, si dice castani. Allora io ho i capelli neri e tu li hai castani, sono uguali o diversi?”
Chiara: “Sono diversi!”
babbo: “E perché sono diversi?”
…
…
Chiara (folgorata dall’illuminazione): “Perché i miei sono nuovi!”.
Non ho altro da aggiungere, vostro onore.”
Noi, Nina e Franck
Questa sera in casa è arrivata una voce nuova.
Nuova perché non era mai stata in casa nostra e nuova perché ha meno di due settimane.
E’ la voce di Franck, un pupattolo che da stanotte e per qualche tempo dormirà nella stanza di fronte alla nostra, trasformata per l’occasione da studio a matrimoniale con culla.
La mamma di Franck si chiama Nina, studia Scienze Infermieristiche a Bologna, viene dal Camerun e lasciatevelo dire è proprio un bel tipo in gamba. Ha scoperto di essere incinta che era già in italia, ha deciso di fare la scelta più difficile e di tenere il bimbo a ogni costo. Deve mantenere la borsa di studio e quindi si dà da fare, così tanto che a tre giorni dal parto era già a dare uno scritto in facoltà.
Sono arrivati da noi questo pomeriggio, si sono insediati, abbiamo mangiato insieme e abbiamo fatto due chiacchiere prima di dormire. Staranno da noi sicuramente per qualche mese, poi si vedrà.
Alcune cose sono già lampanti:
- dire sì a questa proposta mi ha fatto sentire così profondamente libero da non contenere la gioia;
- sarà un’avventura fantastica, un’opportunità di crescita per tutti gli abitanti del Porto di Mare e dintorni;
- Nina ha tantissimo da insegnarmi i quanto a forza di volontà (studiava con le contrazioni);
- non so una mazza del Camerun, ma avrò modo di imparare.
Adesso in casa siamo 4 adulti e 3 bimbi, come ogni porto di mare che si rispetti c’è sempre gente in più.
E noi siamo felici, liberi e felici.
Auguri Lucia!
Un anno difficile perché i figli sono diventati due e quando sei nata c’eravamo appena abituati a dormire.
Dodici mesi tutti pieni di nuove preoccupazioni che schiacciano le spalle verso il basso, di notti difficili e di notti tranquille, di urli e gridolini di felicità tuoi e nostri perché ci siamo riconosciuti a vicenda.
Trecentosessantacinque giorni di stupore per la meraviglia di un altro da noi, tu che cresci al nostro fianco e che ci consideri il tuo faro di navigazione nelle acque impervie della vita, che ci prendi qualunque cosa facciamo perché come tua sorella non hai alcun dubbio sull’adeguatezza dei tuoi genitori.
Ottomilasettecentosessanta ore di lavoro realizzante come tuoi accompagnatori ufficiali in tutto e per tutto. Dai vagiti ai primi passi.
Cinquecentoventicinquemilaseicento minuti nei quali non abbiamo capito una cippa di quello che dovevamo fare se non dopo qualche tentativo condito da urla più o meno disperata, nei quali l’ansia, la gioia, l’allegria e la rinfrescante stanchezza dell’essere genitori ha mosso ogni muscolo del nostro corpo perché da soli non avremmo potuto farlo.
Trentunmilionicinquecentotrentaseimilaseicento secondi nei quali abbiamo avuto davanti agli occhi un’altra prova dell’amore di Dio per noi.
Auguri Lucia.








"Se sto fermo sto male. Devo avere sempre qualcosa da fare e le cose nuove mi entusiasmano sempre. Lotto contro me stesso per imparare a scegliere cosa vale la pena portare avanti nel cammino e cosa no."