Quello di fretta
Ieri sera ho avvistato un magnifico esemplare di quello-di-fretta. Voglio raccontarvi questo incontro surreale.
Dovete sapere che Quello-di-fretta ha sempre fretta. Sempre. Non importa cosa gli succeda. Sempre.
Neanche se, mentre state andando al laboratorio di musica delle bimbe come ogni lunedì dopo il lavoro, correndo come un siluro in direzione perpendicolare al vostro senso di marcia, si pone a un metro dalla di voi macchina facendosi quindi stirare senza possibilità di errore.
babbo: Ehy! Ti sei fatto male? Come stai?
qdf: No no, tranquillo, tutto bene. (rialzandosi un po’ sbilenco).
babbo: Ok, se stai bene, allora: ma ti sembra questo il modo di buttarsi in mezzo alla strada? Potevo accopparti!
qdf: No no, va bene, tranquillo, io vado.
babbo: Ma dove vai? chiamiamo un’ambulanza che ti facciamo vedere, ti ho preso la gamba e sei finito in terra.
qdf: No no, davvero, io vado.
E se ne va. Se ne va davvero. Allora sposti la macchina da in mezzo alla strada e poi gli vai dietro.
babbo: No, senti, aspetta. Davvero, aspetta 10 minuti che chiamiamo un’ambulanza e ti facciamo vedere. Non preoccuparti che non succede niente.
qdf: Ma no, io devo andare, ho fretta. Lasciami il tuo numero che al massimo ti chiamo.
E se ne va di nuovo. Questa volta irrimediabilmente.
Per evitare che l’esemplare mi denunciasse per mancato soccorso, la cosa migliore che mi è venuta in mente è stata quella di chiamare i vigili e denunciare l’accaduto. Una telefonata surreale del tipo: “Buona sera, mi scusi se la chiamo per una cosa così strana, ma ho appena investito qualcuno. E poi è scappato via. Non io, eh: lui! Devo fare qualcosa?”.
Oggi la racconto in ufficio, non mi crederà nessuno.
Terminologia: dada
Quando hai figli inizi un’avvetura che travalica ogni possibile limite d’immaginazione.
Impari continuamente cose nuove, trucchi, persone, atteggiamenti… e termini. Parlando con le bimbe c’è un termine che dimostra la sua utilità sopra tutti gli altri: dada.
Eh si, perché con “dada” puoi intendere di tutto, evitando etichette che possono dar fastidio:
Chiara, vai dalla
simpatica vecchiettadada a darle un bacino.
Lucia, guarda che questaragazzinadada vuole farti passare sull’altalena.
Bimbe, salutate leperfette sconosciutedade, che dobbiamo andare a casa.
Bimbe, venite qui che lì ci sono icinni ignorantidadi che giocano troppo vicini col pallone.
Avete capito, dadi?
Le macchie della scheda

Alcuni di voi lo sanno, ma molti di voi invece non immaginano nemmeno quanto sia bello giocare di ruolo.
Io ho giocato dal vivo, da tavolo e misto. Ho giocato a giochi famosi e creato personalmente giochi ignoti ai più. Ho perfino parlato con il mitico Gary Gygax: “we’ve developed our role playing game too, it’s a skill based storytelling game” – “Ah, I hate storytelling games” – “Thank you Mr Gygax
”.
Ho anche giocato a tutte le versioni di D&D, perché non esiste alcuna versione 4 di D&D.
Insomma, ne ho viste di cotte e di crude. Oggi voglio parlarvi dell’incontro che normalmente popola la scheda di ogni giocatore che si rispetti: il branco di macchie.
Le macchie sulla scheda di un giocatore di ruolo rilevano sia l’età della scheda che l’età del giocatore, nonché il contesto sociale in cui si trova:
- coca cola: scuole medie / liceo -> 11-18 anni
- birra: liceo / università / lavoro -> 15-30 anni
- super alconici inutilmente potenti: liceo -> 16-19 anni
- limoncello: liceo / università -> 16-28 anni
- nocino: università / lavoro -> 20-28 anni
- tavernello: università -> 19-20 anni
- fragolino: università romagnola, nel gruppo 1+ donne -> 19-25 anni
- mirto: università / lavoro, nel gruppo 1+ sardi -> 20+ anni
- gundestrup: università / lavoro, nel gruppo 1+ eletti del gunderstrup, forse un Lanzi -> 24+ anni
- vino bianco frizzante: università / lavoro -> 20-40 anni
- vino bianco fermo e buono: università / lavoro -> 28+ anni
- vino rosso: lavoro -> 27+ anni
- vino rosso davvero buono: lavoro -> 27+ anni
Se siete giocatori di ruolo date un’occhiata alle vostre schede storiche, tanto se siete giocatori di ruolo le avete conservate di sicuro. Ritroverete le macchie sopra descritte e potrete risalire all’anno della campagna.
Se invece trovate su un’unica scheda più della metà dei tipi citati, allora siete sicuramente un mio parente: quando giochiamo io rovescio sempre qualcosa sulla scheda, sono 17 anni che faccio così e ormai se l’aspettano tutti.
Non ho mai il cuore di deluderli.
Casetta dimensionale
Nel bestiario del babbo non ci sono solo nemici, ma anche compagni di avventura indispensabili per risolvere i problemi di ogni giorno. Ad esempio, quando in casa bisogna mettere via qualcosa a chi lo si dà? Al babbo. E il babbo dove se lo mette?
No! Non quello a cui state già pensando tutti, brutti sporcaccioni lazzaroni! La risposta corretta è: lo dà alla casetta dimensionale. È l’unica tesi valida e ancora non confutata dal CICAP.
L’aspetto esteriore è quello di una casetta di legno da giardino, un po’ sgangherata e malridotta ti fa immediatamente pensare “beh si, è comoda, ma alla fine cosa ci metti dentro? Cosa vuoi che ci stia?”.
E invece sotto queste mentite spoglie si cela un’anomalia spazio-tempo senziente degna di Star Trek.
Un babbo non si fa mai vedere mentre mette qualcosa in casetta perché la suddetta è estremamente riservata, anche più di un ippogrifo di Harry Potter. Per chi volesse adottare una casetta tutta sua, ecco qui una semplice guida su come procedere:
- disponete l’oggetto da mettere in casetta in una posizione dalla quale essa possa vederlo per qualche giorno per abituarsi alla forma e alle dimensioni, se potete tenerlo in casa davanti alla porta a vetri del giardino è l’ideale;
- dopo qualche giorno spostate fuori di casa l’oggetto, così che la casetta possa abituarsi all’odore e scambiare qualche chiacchiera da bar;
- dopo qualche giorno avvicinatevi lentamente alla casetta con l’oggetto in questione ed aprite la porta, se vi trovate di fronte tutto quello che avete messo in casetta prima di allora dovete arretrare, significa che la casetta non è ancora abituata al nuovo ospite ed ha bisogno di più tempo;
- continuate a riprovare a intervalli regolari di 3-4 giorni, finché la simpatica anomalia non vi accoglie con una visione relativamente libera del pavimento, a questo punto mollate l’oggetto subito dopo la soglia e richiudete velocemente, così che i due possano scambiarsi il benvenuto come un padrone di casa e un nuovo inquilino;
- dimenticatevi di quello che avete appena messo via, la casetta si affezionerà al nuovo arrivato e non ve lo lascerà riprendere finché non sacrificherete qualcos’altro in suo nome.
Adotta anche tu una casetta dimensionale!
Il richiamo di Cdhudhu
Come in molte case in cui vivono dei bimbi piccoli, nella nostra ci sono numerosi giocattoli di stoffa di ogni tipo e dimensione. Noi abbiamo scelto di far prolificare soprattutto una particolare stirpe di peluche: i dudu.
Abbiamo scoperto la categoria grazie a Riky e Francy, due nostri cari amici nonché testimoni di nozze, perché loro chiamano così i corrispettivi pupazzetti che fanno compagnia alla loro splendida pupattola: il dudu e l’altro dudu (o dudu della notte).
Un dudu consiste in un pupazzo come quello nell’immagine: ha il corpo piatto, solitamente braccia e gambe finiscono con un semplice nodo oppure non ci sono, e in cima a tutto c’è una testa.
Una sera ho messo a fuoco una verità sconcertante: sono dei mostri.
So che adesso state pensando “il mostro sei tu, padre degenere!”, ma immaginatevi la colonna sonora di un film dell’orrore e la voce rauca del trailer:
il dudu della notte,
non ha la gambe,
non ha le braccia,
non ha la faccia,
ti guarda mentre dormi…
Anche se fa un po’ paura mi ci ero quasi abituato quando ho raggiunto un’ulteriore illuminazione. Essendo appassionato ai miti di Cthulhu so come si scrive e non ho potuto fare a meno di notare una particolarità del dudu-zebra acquistato dalla mamma e visibile qui a destra: non solo è un mostro senza zampe ma non è nemmeno una zebra, bensì una testa di zebra su un corpo da polipo. Insomma, una specie di chimera.
Ovviamente l’ho fatto presente a tutti:
tutti: ehy! è vero!
mamma: Non è vero!
babbo: Si che è vero! Guarda, la testa non è davanti con il corpo dietro ma nel mezzo di un corpo a simmetria assiale, e la disposizione delle protuberanze è quella del polipo!
mamma: … beh, in effetti… beh, dai… è Cdhudhu!
babbo e tutti: Cdhudhu fhtagn?
Indagando un po’ ho addirittura scoperto che in francia questi adorabili mostri sono chiamati doudou e detengono il pieno controllo del piccolo popolo. Come nei romanzi di Lovecraft la nostra mente non avrebbe potuto sopportare di comprendere altro, e quindi ci siamo semplicemente arresi all’evidenza.
Oggi siamo di ampie vedute e in casa è pieno di dudu-mostri che scorrazzano liberamente. Siamo così abituati che tre giorni fa abbiamo comprato il dudu-drago: ormai non ci spaventa più niente.
Il citrullo recidivo
Durante la parte riminese delle ferie di quest’anno è accaduto un fatto strano: una notte la mia cara mogliettina ha ricevuto svariate telefonate da un numero sconosciuto, che continuava a richiamare anche se gli veniva buttato giù lo squillo.
Forte del sonno-da-sasso che mi ritrovo non mi sono accorto di niente, e grazie alla prontezza di riflessi della consorte neanche le bambine. Ma la mattina dopo la preoccupazione femminile galoppava senza freni.
“Chi sarà? Cosa vuole? Perché chiama di notte? E così tante volte poi? E perché non ha chiamato te se lo conosciamo? Ma cosa vorrà? Lo chiami tu?“
E fu così che alle 8.35 di una bella mattina, fuori di casa con entrambe le bimbe nel passeggino, invece di andare al bar a farmi cappuccio e cornetto mi accingevo a chiamare il fantomatico 3XX-XXXXXXX.
driiiin
driiiiiiiiiin
driiiiiiiiiiiiiiiiiiiin driiiiinnnnn
citrullo: “pronto?”
babbo: “buon giorno, mi chiamo Giuseppe Lanzi. La chiamo perché questa notte mia moglie ha ricevuto numerose chiamate da questo numero.”
citrullo: “ah, ho chiamato sua moglie? Ma dovrebbe essere felice…”
babbo: “ah, dovrei essere felice… mi può spiegare perché?”
citrullo: “si, no… il mio capo è felice”
babbo: “mi fa piacere che il suo capo sia felice, ma mia moglie cosa c’entra?”
citrullo: “no, aspetti… Felice è il nome del mio capo. Io ieri sera lo stavo cercando solo che lui era fuori… e poi cercavo anche la mia morosa ma non riuscivo a trovarla… e allora…”
babbo: “…ha chiamato mia moglie, così per vedere se riusciva a svegliare le bambine. Senta, facciamo così: adesso la chiudiamo qui perché la sua storia non m’interessa e lei cancella il numero che ha fatto ieri sera 15 volte, perché appartiene a mia moglie e noi non la conosciamo. Va bene?”
citrullo: “si, va bene, arrivederci”
babbo: “ma anche no” – click.
I casi sono due: mi hanno fatto uno scherzo telefonico oppure il citrullo era davvero sciroccato perso. Spero di più nella seconda, perché se becco qualcuno che facendo gli scherzi telefonici rischia di svegliarmi le bambine gli faccio ingoiare il cellulare.
Ma tutti noi li becchiamo?



"Se sto fermo sto male. Devo avere sempre qualcosa da fare e le cose nuove mi entusiasmano sempre. Lotto contro me stesso per imparare a scegliere cosa vale la pena portare avanti nel cammino e cosa no."